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Riforma copyright: è la fine della libertà d’espressione?

Il 26 marzo il Parlamento europeo ha approvato una riforma che modifica in modo significativo il copyright dei contenuti presenti nel web.

Negli ultimi giorni in tanti stiamo provando a immaginare in che modo la legge influenzerà la libera circolazione delle informazioni online.

Vediamo nello specifico quali sono i punti più interessanti del testo.

Copyright: le nuove regole del diritto d’autore

  • Un sito web che pubblichi un contenuto, dovrà riconoscere un equo compenso, se richiesto, al suo autore.
  • Il suddetto sito internet dovrà altresì assumersi la responsabilità di controllare i contenuti prima della loro pubblicazione e di oscurare quelli che violano il copyright.

Detta così sembrerebbe una svolta epocale, suffragata da ben 348 voti favorevoli, contro 274 contrari e 36 astenuti.
Sono molte le perplessità di chi vede nel web l’ultimo angolo di mondo della libertà d’espressione e nella nuova riforma, un vero e proprio rischio di censura.


Vediamo perché:

Nelle società più grandi, come Facebook o YouTube, i controlli non saranno di certo condotti in modo manuale. È molto probabile che si faccia piuttosto ricorso a filtri e algoritmi.

Il timore di controlli e, non si può escluderlo, di una censura ingiustificata di contenuti, sembra perciò realistico.

Chi protesta contro il nuovo copyright

È stata clamorosa la protesta di Wikipedia, che ha oscurato la propria pagina, alla vigilia della votazione, per poi tornare in chiaro il giorno dopo.

Si è trattato di un segnale piuttosto significativo, anche se il colosso enciclopedico, resterà libero dai vincoli e gli oneri introdotti dalla nuova legge.

Infatti, l’articolo 17 specifica che tutte le piattaforme libere ed enciclopedie web senza scopo di lucro, non rientrano tra le parti delle relazioni disciplinate dalla riforma.
Pur nondimeno, aleggia il timore che, una volta implementata la clausola, lo “scopo di lucro” si confonda con lo “scopo di profitto”.

Con tale ultima espressione, infatti, non si intende solo un fine di guadagno da parte dell’autore o editore, ma qualcosa di ben più ampio. In quel caso, anche l’attività di gruppi come Wikipedia potrebbe incontrare qualche ostacolo.

Gli autori avranno davvero dei vantaggi?

I grandi del web, come Google, Facebook o Twitter, dunque, dovranno corrispondere un equo compenso agli editori, che poi retribuiranno a loro volta i produttori dei contenuti, ovvero scrittori, musicisti, artisti.

Un’ottima misura, se consideriamo che gli autori, oggi, pur godendo di piena libertà d’espressione, sgomitano per farsi posto nel far west del mercato del web.
A sentire Maurizio Codogno, il portavoce di Wikimedia, le preoccupazioni, sembrano riguardare anche questo punto.
Infatti, l’autore di un contenuto non è sempre il titolare dei diritti, che vengono in genere ceduti a una terza parte.

Non è ancora possibile prevedere in che modo si complicherà lo scenario. Dobbiamo però temere, secondo Codogno, che in un rapporto non diretto tra le grandi piattaforme e gli autori, a rimetterci saranno sempre gli autori, destinatari della riforma.

“Noi siamo per un equo compenso ad autori ed editori. Quello che però vorrei far notare è che (…)nella direttiva i veri contendenti non sono gli autori e gli OTT (ad esempio Google o Facebook), ma sono, piuttosto, gli autori e i detentori dei diritti. (…) e se i soldi degli OTT arrivano alla SIAE, siamo sicuri che vengano poi distribuiti a tutti i produttori di contenuti?”

E ancora, Fabio Chiusi, responsabile delle Politiche Digitali del Questore Federico D’Incà, interviene su Facebook, scrivendo:

“Una norma che non risolverà alcun problema agli editori moribondi, che sperano di riavere in pugno il mondo della comunicazione quando ormai non capiscono più nemmeno che forma abbia; e che farà del male a tutti, tranne ai giganti del web che gli editori stessi vorrebbero punire”.

Cosa aspettarsi?

Ma assecondando chi giudica questa legge “liberticida”, non dovremmo poi forse chiederci chi dovrebbe pagare gli artisti e coloro che producono e diffondono i loro contenuti?

Come si dovrebbe garantire equo compenso agli autori e ai mediatori?

Innovazione e tutela del lavoro non dovrebbero camminare di pari passo?

Certamente anche la libertà va tutelata e garantita. Quel che fino ad oggi è chiaro è che, come dice Codogno, parlare di liberticidio è una bella esagerazione.

Ma è doverosa la ricerca di misure che possano contrastare lo strapotere degli algoritmi qualora limitassero libertà diverse da quella, senz’altro illecita, di copiare contenuti.

Prima che la riforma sul copyright entri in vigore dovremo aspettare l’ultimo via libera del Consiglio europeo e due anni dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

C’è ancora tempo, dunque, perché le parti coinvolte possano cooperare in difesa della libertà di espressione.

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